Crescere non è mai un percorso lineare. È un intreccio di scoperte, sfide, relazioni, responsabilità e piccoli fallimenti che, insieme, costruiscono l’esperienza della vita. Questo viaggio, oltre che nel contesto familiare, non avviene soltanto nelle aule scolastiche, ma prende forma dentro i contesti sociali, culturali e comunitari in cui i giovani vivono e si confrontano. La scuola rimane essenziale: offre strumenti, conoscenze e competenze per orientarsi nella complessità del mondo. Ma non basta. La crescita dei ragazzi si completa solo quando la comunità, le istituzioni e gli adulti che li accompagnano offrono spazi di esperienza concreta, opportunità di partecipazione e occasioni per assumersi responsabilità. È in questo intreccio tra educazione formale e informale che le politiche giovanili trentine trovano il loro significato più autentico.
Il Trentino ha saputo interpretare questa necessità con lungimiranza. Con la prima legge provinciale sulle politiche giovanili, la Legge provinciale 14 febbraio 2007, n.5 “Sviluppo, coordinamento e promozione delle politiche giovanili, disciplina del servizio civile” ideata dal prof. Salvaterra, si è affermata una visione innovativa: l’educazione dei giovani non è più compito esclusivo della scuola, ma responsabilità condivisa tra istituzioni, territori e mondo adulto. La legge riconosce valore all’esperienza diretta, alla partecipazione, al fare insieme, concependo strumenti capillari, radicati nei luoghi di vita dei ragazzi e adattabili alle peculiarità di ogni comunità. Non si trattava solo di offrire servizi, ma di educare anche gli adulti – amministratori, operatori, educatori e famiglie – a essere interlocutori consapevoli e responsabili nella crescita dei giovani.
In questo contesto prendono forma i Piani Giovani di Zona, strumenti flessibili e territoriali pensati per rispondere ai bisogni concreti dei ragazzi e delle comunità. I Comuni possono aggregarsi in aree omogenee, progettando insieme opportunità educative e spazi di partecipazione. I giovani non sono destinatari passivi: sono protagonisti attivi, chiamati a proporre idee, sperimentare, confrontarsi e assumersi responsabilità. I Piani Giovani diventano così luoghi di mediazione tra mondo giovanile e mondo adulto, spazi concreti dove l’educazione prende forma nella vita reale.
Anche in Val di Fiemme prende avvio un percorso importante con il Piano Giovani “Ragazzi all’opera”, di cui ho avuto l’onore di essere il primo referente tecnico. Il nome stesso racconta il metodo adottato: non una scelta casuale né imposta dall’alto, ma il frutto di un dibattito aperto tra i componenti del tavolo del Piano Giovani, con votazione tra diverse proposte. La denominazione, suggerita da Loris Capovilla, storico rappresentante di quel tavolo, fu scelta perché racchiudeva l’idea di protagonismo, azione e responsabilità che si voleva offrire ai ragazzi della valle. Il Piano si è nutrito di entusiasmo, creatività e capacità di immaginare, diventando uno spazio generativo in cui i giovani sono stati ascoltati, accompagnati e stimolati a crescere.
L’esperienza ha favorito relazioni autentiche, progettualità condivisa, confronto con il mondo adulto, attività culturali, artistiche e sociali, viaggi ed esperienze formative. Per gli educatori è stato un laboratorio di sperimentazione metodologica, per i ragazzi un’occasione concreta di esprimersi e mettersi alla prova, per la comunità un momento di rinnovamento del patto educativo tra generazioni.
Negli anni il mondo giovanile è profondamente mutato. Nuove tecnologie, nuovi linguaggi e nuove complessità hanno trasformato spazi e tempi dell’adolescenza. Eppure, al cuore dell’esperienza dei ragazzi restano bisogni profondi e costanti: il desiderio di riconoscimento, di appartenenza, di adulti credibili, di spazi sicuri per sperimentarsi, per affrontare in sicurezza conflitti, fragilità e ambivalenze. I Piani Giovani di Zona hanno saputo intercettare questi bisogni, ma il tempo presente richiede strumenti nuovi, più strutturati e aggiornati.
Educare significa allora costruire contesti coerenti, in cui adulti e ragazzi collaborano, condividono responsabilità e crescono insieme. Esperienze come “Ragazzi all’opera” dimostrano quanto sia potente creare spazi in cui la partecipazione dei giovani non è un’opzione, ma il cuore del progetto educativo.
I Piani Giovani di Zona sono stati esperienze fondamentali, capaci di attivare territori, coinvolgere ragazzi e rinnovare pratiche educative. Tuttavia, oggi le politiche giovanili hanno bisogno di una riforma e di una nuova stagione di innovazione: strumenti più strutturati, continuità professionale, integrazione stabile di centri e spazi giovani, sistemi di osservazione e informazione capaci di intercettare i bisogni emergenti e orientare interventi efficaci. L’obiettivo resta quello originario, ma con strumenti rinnovati: accompagnare i giovani nella loro crescita, valorizzarne il protagonismo, educare gli adulti a una partecipazione consapevole, costruendo comunità educative resilienti, inclusive e capaci di affrontare le sfide del presente e del futuro.
Michele Malfer
Primo RTO del PGZ Val di Fiemme



